Vendite online: serve lo scontrino o basta il registro$1
Chi vende online deve fare lo scontrino$3 Quando basta il registro dei corrispettivi, quando serve la fattura e cosa cambia per i servizi digitali e le vendite all'estero.
19 ottobre 2026
"Vendo online: devo fare lo scontrino$2" È una delle domande che i commercialisti si sentono fare più spesso da chi apre un e-commerce. La risposta breve è: quasi mai. Quella lunga dipende da cosa vendi, a chi e dove consegni.
Due tipi di commercio elettronico
Il fisco distingue due casi.
Il commercio elettronico indiretto è la vendita online di beni fisici: il cliente ordina sul sito, paga, e tu gli spedisci il pacco. Abbigliamento, cosmetici, prodotti alimentari, ricambi.
Il commercio elettronico diretto è la vendita online di beni e servizi digitali, che il cliente riceve senza nessuna consegna fisica: un software, un abbonamento, un corso, un ebook, un servizio in cloud.
Le regole sono simili, ma non identiche.
Beni spediti ai privati: niente scontrino
La vendita online di beni spediti è trattata come una vendita per corrispondenza (art. 22 del DPR 633/1972). Ne derivano tre regole:
- la fattura non è obbligatoria, a meno che il cliente non la chieda entro il momento del pagamento;
- lo scontrino non serve;
- i corrispettivi sono esonerati dalla memorizzazione e dalla trasmissione telematica (DM 10 maggio 2019): non vanno mandati all'Agenzia.
Resta un solo obbligo: annotare gli incassi nel registro dei corrispettivi.
Servizi digitali ai privati: stessa logica
Anche per i servizi digitali venduti a privati non serve lo scontrino (DM 27 ottobre 2015), e la fattura si fa solo se il cliente la chiede. Gli incassi vanno annotati nel registro dei corrispettivi, come per i beni spediti.
La differenza vera è sull'IVA quando il cliente è all'estero, come vediamo più sotto.
Il registro dei corrispettivi, in pratica
Il registro dei corrispettivi (art. 24 del DPR 633/1972) è un elenco giornaliero: per ogni giorno, il totale incassato, distinto per aliquota IVA. Va aggiornato entro il giorno non festivo successivo, e si può tenere in formato elettronico.
Due dettagli fanno spesso sbagliare:
- la data è quella del pagamento del cliente, non quella in cui Stripe, Shopify o PayPal ti accreditano i soldi: i bonifici dei sistemi di pagamento raggruppano più giorni e sono al netto delle commissioni;
- gli importi sono IVA inclusa: l'IVA da versare si ricava per scorporo, aliquota per aliquota, quando si fa la liquidazione del periodo.
I rimborsi si registrano in diminuzione nel giorno in cui li fai. Il registro alimenta la liquidazione IVA insieme alle fatture: se manca una riga, l'IVA del mese è sbagliata.
Quando serve la fattura
La fattura elettronica serve sempre quando compra un'azienda o un professionista con partita IVA, e quando un privato la chiede. In entrambi i casi la vendita non va anche nel registro dei corrispettivi: l'incasso è già documentato dalla fattura, e contarlo due volte significa pagare l'IVA due volte.
Per un'azienda servono partita IVA e codice destinatario o PEC. Per un privato basta il codice fiscale. Chi vende online fa bene a prevedere nel checkout un campo facoltativo per questi dati: è il modo più semplice per sapere, al momento del pagamento, se il cliente vuole la fattura.
Quando serve lo scontrino
Lo scontrino elettronico, il documento commerciale, serve quando vendi a un privato nel tuo negozio, al banco, anche se l'incasso passa da un'app o da un POS collegato al tuo e-commerce. In quel caso i corrispettivi vanno memorizzati e trasmessi all'Agenzia, con un registratore telematico o con la procedura web dell'Agenzia.
Chi ha sia il sito sia il negozio fisico, quindi, gestisce due flussi: gli ordini online nel registro dei corrispettivi, le vendite al banco con lo scontrino. L'importante è che la stessa vendita non finisca in entrambi.
Le vendite all'estero
Vendere a privati di altri Paesi dell'Unione cambia l'IVA, non i documenti. Fino a 10.000 euro l'anno di vendite a distanza e servizi digitali verso privati UE, in totale, si applica l'IVA italiana. Superata la soglia si applica l'IVA del Paese del cliente, che si dichiara e si versa con il regime OSS, senza aprire una partita IVA in ogni Paese.
Alle aziende di altri Paesi europei con partita IVA valida, di regola, si fattura senza IVA italiana. Fuori dall'Unione si parla di esportazioni, con le loro regole doganali.
Gli errori più comuni
- Fare lo scontrino agli ordini online, convinti che sia obbligatorio: non lo è, e complica i conti.
- Registrare i bonifici invece dei pagamenti: date e importi sbagliati nel registro.
- Dimenticare i rimborsi: l'IVA resta dichiarata su soldi restituiti.
- Contare due volte la stessa vendita, in fattura e nei corrispettivi.
- Ignorare la soglia europea: superati i 10.000 euro, l'IVA italiana sui privati UE è sbagliata.
Ogni attività ha i suoi casi particolari: vale la pena impostarli una volta col commercialista.
Come ti aiuta Aurea
Aurea si collega a Stripe e a Shopify e, per ogni vendita, fa da sola il documento giusto: la fattura elettronica alle aziende e ai privati che la chiedono, la riga del giorno nel registro dei corrispettivi per gli altri privati online, lo storno se rimborsi. Le vendite all'estero o in un'altra valuta restano da verificare, con il motivo. Registro e fatture entrano nella liquidazione IVA, senza doppi conteggi. Trovi i dettagli nelle pagine su Stripe e Shopify.
