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Scadenze fiscali di una PMI: il calendario per non farsi sorprendere

IVA, ritenute, acconti: le scadenze fiscali che tornano ogni anno per una PMI, spiegate come ritmi ricorrenti invece che come date da imparare a memoria.

18 luglio 2026

Le scadenze fiscali sembrano un elenco infinito di date da temere. In realtà, per una piccola impresa, sono pochi ritmi che si ripetono uguali ogni anno. Il segreto non è memorizzare il calendario, ma capirne la logica: una volta che sai quali sono le cadenze strutturali, sai anche quando aspettarti un'uscita e puoi organizzare la cassa di conseguenza. Vediamole per famiglie, senza inseguire il giorno preciso — che tra proroghe e giorni festivi può spostarsi di anno in anno.

Il ritmo del 16 del mese

C'è una data che torna ogni mese ed è il perno di quasi tutti gli adempimenti: il 16. Entro il 16 di ogni mese si versa con il modello F24 la gran parte delle imposte correnti. Le due voci più frequenti per una PMI sono l'IVA e le ritenute.

Se hai la liquidazione IVA mensile, entro il 16 versi l'IVA relativa al mese precedente: la differenza tra l'IVA che hai incassato sulle vendite e quella che hai pagato sugli acquisti. Se sei in regime trimestrale, lo stesso conteggio si fa ogni tre mesi, con una piccola maggiorazione a titolo di interessi.

Le ritenute riguardano chi agisce da sostituto d'imposta: se paghi un professionista o un collaboratore trattenendo la ritenuta d'acconto, quella somma non è tua, la stai solo custodendo per conto dell'Erario. Va versata entro il 16 del mese successivo al pagamento. Vale la pena ricordarlo perché è denaro che transita dal tuo conto ma non ti appartiene: trattarlo come liquidità disponibile è uno degli errori più comuni.

Le scadenze legate all'IVA

Oltre al versamento periodico, l'IVA porta con sé alcuni adempimenti dichiarativi che seguono un ritmo trimestrale e annuale.

Ogni trimestre si invia la comunicazione delle liquidazioni periodiche (la cosiddetta LIPE): un riepilogo di quanto hai liquidato, che l'Agenzia usa per incrociare i dati. È una comunicazione, non un versamento, ma ha comunque una scadenza da rispettare.

Una volta l'anno si presenta la dichiarazione IVA annuale, che tira le somme di tutto l'esercizio. E verso fine anno c'è l'acconto IVA, un anticipo calcolato sul dato dell'anno precedente o su una stima di quello in corso. Sono tre appuntamenti diversi, con logiche diverse, ma tutti orbitano attorno alla stessa imposta: se tieni sotto controllo l'IVA man mano che matura, nessuno di questi ti coglie impreparato.

Le imposte sui redditi e gli acconti

Il secondo grande blocco riguarda le imposte sul reddito — IRPEF per le ditte individuali e le società di persone, IRES per le società di capitali — e, dove dovuta, l'IRAP.

Qui la logica è quella del saldo più acconto. In sede di dichiarazione dei redditi versi il saldo dell'anno appena chiuso e, contestualmente, un primo acconto su quello in corso. Più avanti nell'anno versi il secondo acconto. In pratica lo Stato ti chiede di anticipare le imposte sull'anno che stai ancora vivendo, sulla base di quanto hai guadagnato in quello precedente.

È il meccanismo che sorprende di più chi apre da poco: nello stesso periodo ti trovi a pagare il conto dell'anno scorso e un pezzo di quello nuovo. Se il primo anno è andato bene, l'acconto può essere pesante. Per questo conviene accantonare mese per mese una quota degli utili, invece di ritrovarsi la richiesta tutta insieme. Su come dimensionare l'accantonamento e su eventuali riduzioni dell'acconto, il confronto con il commercialista è d'obbligo.

Come organizzarsi senza vivere nell'ansia

La verità è che le scadenze non fanno paura per la loro complessità, ma perché arrivano quando la cassa non è pronta. Un adempimento previsto con un mese di anticipo è un pagamento come un altro; lo stesso adempimento scoperto la sera prima è un problema.

Il primo passo è avere uno scadenzario che raccolga in un unico posto sia le scadenze fiscali sia quelle verso i fornitori, così vedi tutte le uscite future in fila e non solo quelle che ti ricordi. Un buon scadenzario non serve a ricordare le date — a quello bastano l'F24 e il commercialista — ma a collegare ogni scadenza alla liquidità che avrai in quel momento.

Il secondo passo è ragionare in termini di flussi, non di saldo. Il saldo di oggi dice poco: quello che conta è cosa resterà sul conto dopo aver onorato i prossimi versamenti. È esattamente il lavoro di un previsionale, e per capire come impostarlo trovi tutto nell'articolo su cos'è il cash flow e come gestirlo.

Infine, l'abitudine più utile è la più semplice: accantonare. Tenere da parte, a ogni incasso, la quota di IVA e di imposte che sai di dover versare significa arrivare a ogni 16 con i soldi già pronti, senza intaccare la liquidità operativa.

Come ti aiuta Aurea

Aurea tiene lo scadenzario e i movimenti dei tuoi conti nello stesso posto, così le scadenze fiscali non vivono su un foglio a parte ma dentro la previsione di cassa: vedi in anticipo se, alla data del versamento, il saldo regge. Le fatture attive e passive passano dallo SDI e l'export per il commercialista tiene allineato chi calcola gli F24. Le date puntuali restano compito suo; ad Aurea spetta far sì che, quando arrivano, i soldi ci siano.