Fattura fornitore estero: TD17, TD18 e TD19 spiegati con esempi
Fattura di un fornitore estero senza IVA: quando mandare TD17, TD18 o TD19 allo SDI, entro quando, cosa chiedere al fornitore e quali sanzioni rischi.
28 ottobre 2026
Quando ricevi la fattura di un fornitore estero senza IVA, l'IVA italiana la calcoli tu e lo comunichi all'Agenzia delle Entrate con un documento di integrazione mandato tramite lo SDI, il Sistema di Interscambio che smista le fatture elettroniche. Il tipo di documento dipende da cosa compri: TD17 per i servizi, TD18 per i beni che arrivano da un altro paese UE, TD19 per i beni che si trovano già in Italia. Il termine è il 15 del mese successivo a quello in cui ricevi la fattura. Chi non lo fa rischia due sanzioni diverse, una sulla comunicazione e una sull'IVA.
Perché non si parla più di esterometro
Fino a metà 2022 gli acquisti dall'estero si comunicavano con l'esterometro, un riepilogo da mandare a parte. Dalle operazioni del 1° luglio 2022 quel canale non c'è più: i dati passano dallo SDI, fattura per fattura, con i tipi documento TD17, TD18 e TD19.
Lo stesso documento comunica l'operazione all'Agenzia e vale come integrazione della fattura del fornitore, o come autofattura se il fornitore è extra UE. Il documento torna solo a te: il fornitore estero non ne sa niente. L'IVA che calcoli va nel registro delle vendite come debito e in quello degli acquisti come credito, come in ogni reverse charge. Se puoi detrarla tutta, non paghi nulla in più.
TD17: servizi comprati all'estero
È il caso più frequente in una PMI. Qualche esempio:
- la pubblicità su Google o su Facebook e Instagram: le fatture di Google Ads e di Meta arrivano dall'Irlanda, senza IVA;
- un software in abbonamento o un servizio cloud fatturato da una società estera;
- una consulenza di un professionista che lavora in un altro paese.
Se il fornitore è in un paese UE, il TD17 integra la sua fattura e come data si mette quella in cui l'hai ricevuta, o comunque un giorno di quel mese. Se il fornitore è fuori dall'UE, per esempio una società americana, il TD17 vale come autofattura e la data è quella in cui l'operazione è fatta.
Prendiamo la fattura di Google Ads di settembre: 1.000 euro senza IVA, arrivata il 2 ottobre. Prepari un TD17 con data di ottobre, 1.000 euro di imponibile e 220 euro di IVA al 22%, e lo mandi entro il 15 novembre. Nei registri i 220 euro compaiono a debito e a credito.
TD18: merce da un fornitore UE
Compri dei ricambi da un fornitore tedesco, che li spedisce dalla Germania al tuo magazzino. Per lui è una cessione intracomunitaria senza IVA; per te è un acquisto intracomunitario, e l'IVA la integri tu con un TD18. La data è quella di ricevimento della fattura, o un giorno dello stesso mese.
Perché il fornitore possa fatturarti senza IVA, la tua partita IVA deve essere iscritta al VIES, l'archivio europeo delle imprese che fanno operazioni intracomunitarie. Se non lo è, il fornitore ti applicherà l'IVA tedesca.
TD19: beni che sono già in Italia
Il TD19 serve quando un fornitore non stabilito in Italia ti vende merce che si trova già nel territorio italiano, quindi senza importazione e senza spedizione da un altro paese UE. Succede, per esempio, quando un'azienda estera tiene la merce in un deposito in Italia e te la vende da lì. Il TD19 si usa anche per gli acquisti di beni da San Marino. Per una PMI è il caso meno frequente dei tre.
Quando la comunicazione non serve
Ci sono acquisti esteri per cui la legge (articolo 1, comma 3-bis, del D.Lgs. 127/2015) non chiede la comunicazione:
- le importazioni con bolletta doganale: se compri merce in Cina e la sdogani, il documento della dogana basta;
- le operazioni per cui il fornitore ti ha mandato una fattura elettronica tramite lo SDI;
- gli acquisti che ai fini IVA non contano in Italia (per esempio un albergo all'estero), fino a 5.000 euro per singola operazione. Sopra quella cifra la comunicazione va fatta lo stesso.
Entro quando va mandata
Per gli acquisti dall'estero il termine è il 15 del mese successivo a quello in cui hai ricevuto il documento che prova l'operazione, oppure a quello in cui l'operazione è avvenuta. Tieni traccia della data in cui ti arriva la fattura, anche se è un'email con un PDF: da lì parte il conto dei giorni.
L'Agenzia prepara le bozze dei registri IVA a partire dai documenti arrivati allo SDI. Se vuoi che l'operazione ci compaia nel mese giusto, il suo consiglio è mandare il TD17, TD18 o TD19 entro la fine del mese della data che hai indicato.
Cosa rischi se non lo fai
Le sanzioni in vigore nel 2026 sono due, e si possono sommare.
- Comunicazione omessa o sbagliata: 2 euro per ogni fattura, fino a un massimo di 400 euro al mese. Se mandi i dati entro 15 giorni dalla scadenza, la sanzione si dimezza, con un massimo di 200 euro al mese (articolo 11, comma 2-quater, del D.Lgs. 471/1997).
- Integrazione o autofattura mancata: da 500 a 10.000 euro. Se l'acquisto non risulta nemmeno dalla contabilità, la sanzione sale al 5% dell'imponibile, con un minimo di 1.000 euro (articolo 6, comma 9-bis, dello stesso decreto).
Gli errori si possono sistemare con il ravvedimento operoso, che riduce le sanzioni se ti metti in regola da solo prima che te lo contesti l'Agenzia. Il funzionamento è spiegato nell'articolo sull'F24 pagato in ritardo; per il calcolo sui tuoi casi, parlane con il commercialista.
Cosa serve dal fornitore
Per preparare l'integrazione basta la fattura del fornitore, anche in PDF, purché contenga:
- nome, indirizzo e paese del fornitore, con il suo numero di identificazione IVA estero;
- i tuoi dati, con la partita IVA scritta correttamente (con il prefisso IT);
- numero e data della fattura;
- la descrizione di cosa hai comprato, che decide se è un servizio o un bene;
- l'imponibile, senza IVA, e la valuta.
Se la fattura è in dollari o in sterline, l'imponibile va convertito in euro: il cambio da usare chiedilo al commercialista. Se invece la fattura riporta l'IVA di un altro paese, per esempio perché il fornitore non ha il tuo numero di partita IVA, fattela correggere prima di registrarla: quell'IVA non la puoi detrarre in Italia.
Come ti aiuta Aurea
Carichi in Aurea il PDF della fattura estera e lei prepara l'integrazione da mandare all'Agenzia, che poi trovi nei registri e nel quadro IVA insieme al resto delle fatture. Il percorso è spiegato nella pagina sulle fatture dei fornitori esteri.
