Reverse charge: cos'è e quando si applica l'inversione contabile
Reverse charge: con l'inversione contabile l'IVA la versa chi compra. I casi in Italia e con l'estero, cosa scrivere in fattura e come integrarla.
28 ottobre 2026
Il reverse charge, in italiano inversione contabile, è il meccanismo per cui l'IVA la deve chi compra invece di chi vende. Il fornitore emette la fattura senza IVA; il cliente, che deve essere un'impresa o un professionista con partita IVA, aggiunge lui l'imposta e la registra due volte: tra le vendite come IVA a debito e tra gli acquisti come IVA a credito. Se può detrarla tutta, le due righe si compensano e non paga nulla in più. In Italia si applica solo nei casi elencati dalla legge (subappalti edili, pulizie, rottami, alcuni beni elettronici, energia) e in quasi tutti gli acquisti da fornitori esteri.
Perché esiste e cosa cambia per la cassa
Il legislatore lo usa dove il rischio di frode è alto: settori in cui un fornitore poteva incassare l'IVA dal cliente e sparire senza versarla. Se l'imposta la contabilizza chi compra, quel rischio si riduce molto. Con l'estero il motivo è pratico: un fornitore irlandese o tedesco non versa IVA in Italia, quindi l'imposta italiana la gestisce il cliente italiano.
Per chi vende in reverse charge c'è un effetto che si sente sul conto: l'IVA non la incassa più. Un'impresa che lavora quasi solo in subappalto fattura senza IVA, mentre sui suoi acquisti l'IVA la paga ai fornitori. Il risultato è un credito IVA che cresce nel tempo e che si recupera con calma, in compensazione o a rimborso. Se è il tuo caso, mettilo nel conto quando fai la previsione di cassa.
I casi interni più comuni
Tra due imprese italiane il reverse charge vale solo dove lo prevede la legge. Le regole principali sono nell'articolo 17, commi 5 e 6, del DPR 633/1972 (il decreto IVA) e nell'articolo 74, commi 7 e 8, dello stesso decreto. I casi che una PMI incontra più spesso:
- Subappalto nell'edilizia: i servizi resi nel settore edile da un subappaltatore all'impresa che ha preso il lavoro. Non vale per i servizi resi a un contraente generale.
- Pulizie, demolizioni, installazione di impianti e completamento di edifici: qui conta il tipo di servizio, anche senza subappalto. L'impresa di pulizie che lavora negli uffici di un'altra azienda fattura senza IVA.
- Cessioni di fabbricati quando chi vende ha scelto nell'atto di applicare l'IVA.
- Rottami e materiali di recupero.
- Oro: oro da investimento quando è imponibile, materiale d'oro e semilavorati.
- Alcune vendite tra imprese di telefoni cellulari, console, tablet, pc portatili e microprocessori, e le cessioni di gas ed energia elettrica a un rivenditore. Per queste voci la norma in vigore oggi vale per le operazioni fatte entro il 31 dicembre 2026.
In tutti questi casi il cliente deve essere un soggetto IVA. Se lavori per un privato, la fattura si fa con l'IVA come sempre. È il dubbio più frequente nell'edilizia: la stessa ditta può fatturare con IVA il bagno rifatto a una famiglia e senza IVA il lavoro in subappalto per un'impresa. Se non sei sicuro, chiedi al commercialista prima di emettere: sistemare dopo vuol dire una nota di credito e una fattura nuova.
I casi con l'estero
Con l'estero il reverse charge è la regola. Le situazioni tipiche sono tre.
- Compri servizi da un fornitore estero: pubblicità su Google o Meta, software in abbonamento, una consulenza. Per la gran parte dei servizi tra imprese, se il fornitore non è stabilito in Italia l'IVA italiana la applichi tu (articolo 17, comma 2, del decreto IVA). Con un fornitore dell'Unione europea integri la sua fattura; con uno extra UE emetti un'autofattura.
- Compri merce da un fornitore UE che arriva in Italia: è un acquisto intracomunitario e integri la fattura (articoli 46 e 47 del DL 331/1993).
- Vendi servizi a un'impresa di un altro paese UE: in genere la tua fattura è senza IVA, con la dicitura "inversione contabile", perché l'imposta la versa il cliente nel suo paese. Se il cliente è fuori dall'UE, la dicitura è "operazione non soggetta".
Quando compri dall'estero, oltre a calcolare l'IVA devi mandare un documento all'Agenzia tramite lo SDI (il Sistema di Interscambio che smista le fatture elettroniche). Tipi di documento, esempi e scadenze sono nell'articolo sulla fattura di un fornitore estero.
Cosa scrive in fattura chi vende
Nel reverse charge interno chi vende emette la fattura senza IVA e, al posto dell'imposta, mette l'annotazione "inversione contabile" e, se vuole, la norma di riferimento, per esempio "art. 17, comma 6, lett. a-ter, DPR 633/72".
Nella fattura elettronica ogni riga senza IVA deve dire perché non c'è, con un codice natura. Per l'inversione contabile i codici sono questi:
- N6.1: rottami e altri materiali di recupero;
- N6.2: oro e argento;
- N6.3: subappalto nel settore edile;
- N6.4: cessione di fabbricati;
- N6.5: telefoni cellulari;
- N6.6: prodotti elettronici (console, tablet, pc, microprocessori);
- N6.7: pulizie, demolizioni, impianti e completamento di edifici;
- N6.8: settore energetico;
- N6.9: altri casi di inversione contabile previsti dalla legge.
Il codice va scelto con cura, perché finisce nelle righe della dichiarazione IVA e nei dati che l'Agenzia usa per i suoi controlli. Un errore frequente riguarda l'estero: secondo la guida dell'Agenzia, il codice N6.9 non va usato per i servizi a un cliente UE, che vogliono invece il codice N2.1 (operazione non soggetta in Italia). Per la merce venduta a un'impresa UE il codice è N3.2, cessione intracomunitaria non imponibile.
Cosa fa chi compra: l'integrazione
Quando ricevi una fattura in reverse charge devi fare l'integrazione: aggiungi aliquota e imposta e annoti la fattura sia nel registro delle vendite sia in quello degli acquisti. Va fatto entro il mese in cui la ricevi oppure, al più tardi, entro quindici giorni dal ricevimento, sempre con riferimento a quel mese.
Con la fattura elettronica l'integrazione si può mandare allo SDI con un documento di tipo TD16, che arriva solo a te, oppure puoi integrare la fattura per conto tuo e conservarla. Se però vuoi che l'operazione compaia nelle bozze dei registri IVA che l'Agenzia prepara, serve il TD16, e l'Agenzia consiglia di mandarlo entro la fine del mese della data indicata nel documento.
Per esempio, un subappaltatore ti fattura 10.000 euro con natura N6.3. Tu prepari il TD16 con 10.000 euro di imponibile e, se l'aliquota giusta è il 22%, 2.200 euro di IVA. Nel registro delle vendite compaiono 2.200 euro a debito, in quello degli acquisti 2.200 a credito. Nella liquidazione si annullano e paghi al fornitore solo i 10.000 euro.
Per chi omette gli adempimenti del reverse charge la sanzione in vigore nel 2026 va da 500 a 10.000 euro, e sale al 5% dell'imponibile, con un minimo di 1.000 euro, se l'acquisto non risulta nemmeno dalla contabilità (articolo 6, comma 9-bis, del D.Lgs. 471/1997). Se l'IVA che hai integrato non è detraibile, per esempio perché l'acquisto non riguarda l'attività, nelle liquidazioni resta un debito da pagare.
Come ti aiuta Aurea
Aurea emette e riceve le fatture elettroniche e le manda lei all'Agenzia, comprese quelle in reverse charge. Per le fatture dei fornitori esteri parte dal PDF del fornitore e prepara l'integrazione da mandare allo SDI, e registri e quadro IVA li trovi nello stesso posto. Trovi i dettagli nella pagina sulla fattura elettronica.
