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Fattura scartata dallo SDI: cosa fare entro cinque giorni

Una fattura scartata dallo SDI non è mai stata emessa: hai cinque giorni per correggerla e rimandarla con lo stesso numero e data. Codici e rimedi.

28 ottobre 2026

Una fattura scartata è una fattura che lo SDI, il Sistema di Interscambio dell'Agenzia delle Entrate, ha respinto perché non ha superato i controlli formali. Per il fisco non è mai stata emessa, quindi non serve una nota di credito. Devi correggere l'errore e rimandarla, di preferenza entro cinque giorni dalla notifica di scarto e con lo stesso numero e la stessa data della prima: così vale come emessa in tempo. È l'indicazione dell'Agenzia nella circolare 13/E del 2018.

Cosa vuol dire scarto

Ogni file che invii passa da una serie di controlli automatici. Lo SDI verifica che nome del file e formato siano corretti, che partite IVA e codici fiscali esistano in anagrafe tributaria, che il codice destinatario sia valido, che i totali tornino e che la stessa fattura non sia già stata inviata. Sono controlli sulla forma: il prezzo che hai applicato, per esempio, lo SDI non lo verifica.

Se anche un solo controllo fallisce ricevi una notifica di scarto, che deve arrivarti entro cinque giorni dalla ricezione del file. Lo scarto ha tre conseguenze:

  • la fattura non arriva al cliente e non compare nel suo cassetto fiscale;
  • si considera non emessa, come dicono le specifiche tecniche dell'Agenzia e ripete la circolare 14/E del 2019;
  • non conta per il bollo del trimestre, che l'Agenzia calcola solo sulle fatture consegnate o messe a disposizione.

Il guaio pratico è che il cliente non sa niente. Se non guardi le notifiche, ti accorgi dello scarto quando lui ti dice di non aver mai ricevuto la fattura, e a quel punto i cinque giorni sono passati da un pezzo.

Rimandarla: numero, data e cinque giorni

La circolare 13/E del 2 luglio 2018, al paragrafo 1.6, indica la strada preferita: correggi il file e lo rimandi allo SDI entro cinque giorni dalla notifica di scarto, con numero e data della fattura originale. Lo SDI lo accetta, perché il controllo sui duplicati ignora le fatture già scartate. Il file però deve avere un nome nuovo, altrimenti viene respinto come file duplicato.

Se rimandarla con lo stesso numero e la stessa data non è possibile, la circolare ammette due alternative:

  1. una fattura con numero e data nuovi, coerenti con quelle emesse nel frattempo, collegata alla fattura scartata, così che risulti che l'operazione era stata fatturata in tempo;
  2. una fattura con una numerazione dedicata, per esempio "1/R", annotata in un registro sezionale, da cui si capisca che sostituisce la fattura scartata.

Se avevi già registrato la fattura scartata in contabilità, basta una rettifica interna. All'Agenzia non mandi nessuna nota di variazione.

Oltre i cinque giorni il rischio è che la fattura risulti emessa in ritardo rispetto all'operazione, con le sanzioni che ne seguono. Se sei in questa situazione, o se la fattura scartata sta a cavallo tra due mesi o due trimestri, senti il commercialista prima di rimandarla.

I codici di scarto più comuni

Nella notifica trovi un codice di cinque cifre con una descrizione. L'elenco completo sta nelle specifiche tecniche della fattura elettronica (Allegato A, versione 1.9.1, in uso dal 15 maggio 2026). Questi sono quelli che capitano più spesso.

  • 00305: la partita IVA del cliente non risulta in anagrafe tributaria. Quasi sempre è un errore di battitura: ricontrollala con il cliente.
  • 00306: il codice fiscale del cliente non è valido. Succede soprattutto con i privati; verificalo carattere per carattere.
  • 00311 e 00312: il codice destinatario non esiste (00311) o non è attivo (00312). Chiedi al cliente quello giusto. Se non ce l'ha, usa 0000000 insieme alla sua PEC, o anche da solo: la fattura arriverà comunque nel suo cassetto fiscale.
  • 00324: partita IVA e codice fiscale del cliente non sono coerenti tra loro, per esempio il codice fiscale del titolare indicato con la partita IVA della società.
  • 00400: hai messo l'IVA a zero senza indicare la Natura, il codice che spiega perché l'IVA manca (operazione esente, non imponibile, in reverse charge e così via).
  • 00420: hai indicato insieme il reverse charge (Natura N6) e lo split payment. I due regimi non sono compatibili, quindi va scelto quello corretto.
  • 00423: il prezzo totale di una riga non corrisponde a prezzo unitario per quantità, al netto dell'eventuale sconto. La tolleranza è di un centesimo; oltre, di solito è un problema di arrotondamenti del software.
  • 00427: il codice destinatario ha la lunghezza sbagliata per il tipo di fattura. Alla pubblica amministrazione va il codice ufficio di sei caratteri, ai privati quello di sette.
  • 00404: fattura duplicata. Hai già inviato, senza scarto, una fattura con lo stesso numero nello stesso anno. Se l'hai solo mandata due volte, non devi fare nulla. Se stavi cercando di correggerla, la prima è emessa e ti serve una nota di credito.
  • 00102 e gli altri codici che iniziano per 001: problemi di firma digitale, che riguardano soprattutto le fatture alla pubblica amministrazione.
  • 00200: il file non rispetta il formato. È un errore del software, e la notifica indica il punto preciso.

Scarto e mancata consegna sono due cose diverse

La ricevuta di impossibilità di recapito, che tutti chiamano mancata consegna, vuol dire che la fattura ha superato i controlli ma lo SDI non è riuscito a consegnarla: la PEC del cliente era piena o non funzionava, oppure in fattura c'era il codice 0000000 senza PEC e il cliente non ha registrato un indirizzo per ricevere. Lo SDI allora mette la fattura nell'area riservata del cliente, sul sito dell'Agenzia, e la fattura è emessa a tutti gli effetti.

Non va rimandata, perché lo SDI la scarterebbe come duplicata. Devi solo avvisare il cliente che la trova nel suo cassetto fiscale, magari girandogli una copia in PDF.

Con la pubblica amministrazione il percorso cambia. Dopo una mancata consegna lo SDI contatta l'ente e riprova; se dopo dieci giorni non ci riesce, ti manda un'attestazione con cui puoi recapitare la fattura per altre vie. Una fattura consegnata, poi, la PA la può anche rifiutare, cosa che tra privati non esiste: i casi ammessi sono nell'articolo sulla fattura elettronica alla pubblica amministrazione.

Come evitarne la maggior parte

Quasi tutti gli scarti nascono dall'anagrafica del cliente o da un regime IVA indicato male. Controlla partita IVA, codice fiscale e codice destinatario la prima volta che inserisci un cliente e poi non ricopiarli a mano a ogni fattura. Quando l'IVA è zero, chiediti sempre per quale motivo e indicalo nella Natura.

Guarda poi le notifiche lo stesso giorno in cui invii: i cinque giorni partono dalla notifica di scarto, anche se la leggi una settimana dopo. Se vuoi ripassare il giro completo di una fattura, dall'invio alla consegna, c'è l'articolo su come funziona la fattura elettronica.

Come ti aiuta Aurea

Aurea manda lei le fatture all'Agenzia delle Entrate e per ognuna ti mostra la notifica di consegna, di mancata consegna o di scarto, così uno scarto lo vedi subito e non quando il cliente ti cerca. Le fatture dei fornitori, invece, arrivano da sole, anche dal cassetto fiscale. Trovi il flusso completo nella pagina sulla fattura elettronica.