Split payment: come funziona la scissione dei pagamenti
Split payment: la PA ti paga l'imponibile e versa lei l'IVA. Chi è soggetto, cosa scrivere in fattura, effetti sulla cassa e proroga UE fino al 2029.
28 ottobre 2026
Lo split payment, in italiano scissione dei pagamenti, è il meccanismo per cui, quando fatturi a una pubblica amministrazione o a una delle società ed enti pubblici indicati dalla legge, metti l'IVA in fattura ma incassi solo l'imponibile. L'IVA la versa il cliente direttamente all'Erario. Lo prevede l'articolo 17-ter del DPR 633/1972, il decreto IVA. L'autorizzazione europea che lo consente scadeva il 30 giugno 2026 ed è stata prorogata fino al 30 giugno 2029, senza interruzioni.
Come funziona, con un esempio
Fatturi a un comune un servizio da 10.000 euro più IVA al 22%. La fattura riporta imponibile 10.000, IVA 2.200 e totale 12.200, come sempre. Il comune però ti bonifica 10.000 euro e i 2.200 di IVA li versa lui allo Stato.
Dal tuo lato, l'IVA di quella fattura la registri ma non la conti nella liquidazione periodica: non la incassi e quindi non la devi versare. L'IVA che paghi sugli acquisti continui a detrarla come sempre.
Il meccanismo è nato contro l'evasione: con il versamento a carico di enti e società pubbliche, lo Stato evita il rischio che un fornitore incassi l'IVA e non la versi.
Chi è soggetto, e come fai a saperlo
Lo split payment vale per le fatture emesse verso:
- pubbliche amministrazioni, come ministeri, regioni, comuni, aziende sanitarie, scuole e università;
- enti pubblici economici, comprese le aziende speciali e le aziende pubbliche di servizi alla persona;
- fondazioni partecipate da amministrazioni pubbliche per almeno il 70% del fondo di dotazione;
- società controllate dalla Presidenza del Consiglio, dai ministeri o da altre amministrazioni, e società partecipate dal pubblico per almeno il 70% del capitale.
Per le pubbliche amministrazioni il riferimento è l'Indice delle pubbliche amministrazioni (IPA, su indicepa.gov.it). Secondo l'Agenzia delle Entrate (circolare 27/E del 2017) ci rientrano gli enti iscritti, tranne quelli classificati come gestori di pubblici servizi.
Per società, enti e fondazioni fanno fede gli elenchi del Dipartimento delle Finanze del MEF, pubblicati ogni anno in autunno con effetto per l'anno successivo e aggiornati quando arrivano segnalazioni. Gli elenchi hanno valore costitutivo: lo split payment si applica dalla data in cui il cliente vi compare, indicata accanto al nome. Se un cliente è una società o un ente pubblico, controlla lì prima di emettere; spesso lo trovi scritto anche nell'ordine.
Sono esclusi:
- le società quotate nell'indice FTSE MIB, per le fatture emesse dal 1° luglio 2025;
- i compensi dei professionisti soggetti a ritenuta, per le fatture emesse dopo il 14 luglio 2018 (DL 87/2018): l'avvocato o l'ingegnere che fattura a un comune incassa anche l'IVA;
- le operazioni in reverse charge, dove l'IVA la deve già il cliente.
Cosa scrivi in fattura
La fattura si fa come sempre, con l'IVA calcolata ed esposta, e in più riporta la dicitura "scissione dei pagamenti", come chiede il decreto del MEF del 23 gennaio 2015. Nel file XML lo split payment si segnala nel riepilogo IVA, nel campo EsigibilitaIVA, con il valore S. Non si può abbinare al reverse charge: una fattura con Natura N6 ed esigibilità S viene scartata dallo SDI (codice 00420).
Le fatture alla PA hanno anche altre regole, come il codice univoco ufficio, il CIG e la firma digitale. Le trovi nella guida alla fattura elettronica per la pubblica amministrazione.
Cosa cambia per la tua cassa
Per chi lavora molto con il pubblico, l'effetto pratico è un credito IVA che cresce. Sulle vendite in split payment l'IVA non la incassi, mentre su materiali, servizi e attrezzature la paghi ai fornitori. Se gran parte del fatturato va alla PA, nelle liquidazioni l'IVA a credito supera quella a debito un periodo dopo l'altro. Così si può chiudere l'anno in utile e trovarsi con poca liquidità, il caso descritto nell'articolo su utile ma niente liquidità.
Due accorgimenti aiutano a non farsi sorprendere:
- nel cashflow previsionale metti l'incasso per l'imponibile (10.000 euro nell'esempio), non per il totale della fattura;
- tratta il credito IVA come denaro che rientrerà più tardi, e decidi col commercialista se usarlo in compensazione nell'F24 o chiederlo a rimborso.
Il rimborso prioritario
Per attenuare l'effetto sulla cassa, la legge dà ai fornitori in split payment una corsia preferenziale per i rimborsi IVA. Puoi chiedere a rimborso il credito annuale o trimestrale con il presupposto dell'aliquota media, che ricorre quando l'aliquota media sulle vendite è più bassa di quella sugli acquisti, secondo il calcolo dell'articolo 30 del decreto IVA. Nel calcolo le operazioni in split payment contano come operazioni ad aliquota zero, e questo rende il requisito più facile da raggiungere.
Il rimborso viene poi lavorato in via prioritaria, ma solo fino all'IVA applicata alle operazioni in split payment del periodo; l'eventuale parte in più segue i tempi ordinari (articolo 8 del decreto del 23 gennaio 2015, circolare 15/E del 2015). Se il requisito dell'aliquota media non c'è, puoi chiedere il rimborso per altri motivi previsti dalla legge, ma senza priorità.
Fino a quando vale
Lo split payment è una deroga alla direttiva europea sull'IVA (articoli 206 e 226 della direttiva 2006/112/CE), per questo l'Italia deve chiedere ogni volta l'autorizzazione al Consiglio dell'Unione europea. L'ultima scadeva il 30 giugno 2026. Lo stesso giorno il MEF ha comunicato che il meccanismo sarebbe proseguito senza interruzioni (comunicato stampa n. 77). Il 10 luglio il Consiglio ha adottato la decisione di esecuzione (UE) 2026/1728, pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione il 15 luglio, che proroga la misura fino al 30 giugno 2029 con effetto dal 1° luglio 2026. Valgono gli stessi soggetti di prima.
Per le fatture che emetti oggi, quindi, non è cambiato nulla. Dal 1° gennaio 2027 il DPR 633/1972 lascia il posto al nuovo Testo unico IVA (D.Lgs. 10/2026) e gli articoli cambiano numero: nelle fonti più recenti potresti non trovare più il riferimento all'articolo 17-ter.
Come ti aiuta Aurea
Aurea emette le fatture in split payment e le manda lei all'Agenzia delle Entrate, mostrandoti consegne e scarti. Ogni fattura crea la sua scadenza e, quando l'ente paga, il bonifico si abbina alla fattura; nei registri e nel quadro IVA vedi come si muove il credito. I dettagli sono nella pagina sulla fattura elettronica.
